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Autore: Tenute Venturini Foschi

Sauvignon “Blanc”

SAUVIGNON BLANC

Il Sauvignon Blanc è un vitigno semiaromatico a bacca bianca estremamente poliedrico: si caratterizza, infatti, per una grande variabilità di aromi e strutture che mutano sensibilmente a seconda del terreno in cui viene coltivato, del clima e dei processi di vinificazione utilizzati.

Origine

Originario della Valle della Loira o di Bordeaux, il Sauvignon Blanc trae il suo nome da sauvage, “selvaggio” per le sue foglie che ricordano la vite selvatica.
Analisi del DNA effettuate nel 2013, hanno evidenziato una relazione genitore-figlio con il Savagnin Blanc e il fatto che quest’ultima varietà si trovi menzionata in fonti più antiche rispetto a quelle che citano il Sauvignon Blanc, fa supporre che il ruolo del Savagnin Blanc sia quello di genitore. Ad oggi, non è ancora stato possibile risalire a quale sia il suo secondo genitore.
Il Sauvignon Blanc, a sua volta, ha dato vita al Cabernet Sauvignon incrociandosi con un vitigno a bacca rossa, il Cabernet Franc.


Diffusione

Il Sauvignon Blanc è uno dei vitigni a bacca bianca più diffusi al mondo insieme allo Chardonnay. Viene coltivato su circa 123.000 ettari e si trova praticamente in tutti i continenti.

In Francia, sua terra d’origine, si trova principalmente nel Bordolese, nella Valle della Loira, nella Languedoc-Roussillon e in Provenza. Nella Loira, tra Sancerre e Pouilly-Fumé viene utilizzato per la produzione di eccezionali vini bianchi mentre, assemblato con il Sémillon, dà vita ai grandi vini di Sauternes e Barsac.

In Italia la coltivazione di Sauvignon Blanc, che occupa circa 4.000 ettari di superficie vitata, si concentra principalmente nelle regioni nord-orientali: Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige. È presente anche in Emilia, in Lombardia e di recente ha raggiunto anche le regioni centro-meridionali. La diffusione del vitigno è piuttosto ampia anche in Nuova Zelanda, Australia, Cile e Sudafrica.


Coltivazione

Il Sauvignon Blanc è un vitigno vigoroso e piuttosto produttivo, tanto che la resa deve essere tenuta sotto controllo per evitare che le uve si diluiscano troppo e perdano la propria qualità. Molto sensibile alla botrite e mediamente all’oidio e alle malattie del legno in generale, si è dimostrato invece resistente alla peronospora.

La sua maturazione è medio precoce e solitamente la raccolta avviene qualche giorno prima del Cabernet Sauvignon. Predilige i climi freschi mentre i terreni migliori sono quelli in grado di incidere positivamente sull’evoluzione delle sue uve, andando al di là del carattere varietale: coltivato in suoli più carenti darà vini caratterizzati da sentori più spiccatamente erbacei mentre terreni più ricchi consentiranno di ottenere vini con note complesse di fiori e frutta tropicale.


Note ampelografiche

La foglia del Sauvignon Blanc è media, tondeggiante, trilobata o pentalobata, di colore verde intenso. Il grappolo può essere piccolo o medio, compatto, tronco-conico o cilindrico e a volte alato. Gli acini sono medio-grandi, sub-sferoidali, con buccia spessa, pruinosa, giallo-verde e puntinata e con una polpa che ricorda vagamente quella del Moscato.


Il vino – Sauvignon Blanc

Dal Sauvignon Blanc è possibile ottenere vini bianchi fermi caratterizzati quasi sempre da una spiccata acidità. Struttura, corpo e note aromatiche possono essere le più svariate perché lo sviluppo delle uve tende a essere plasmato in modo sostanziale dal clima, dal terreno su cui cresce il vitigno e dal grado di maturazione.

I profumi che si riscontrano più spesso sono quelli erbacei e vegetali di bosso, bocciolo di ribes nero, ortica, foglia di pomodoro, uva spina e pompelmo e dipendono dalla presenza nell’uva di metossipirazine, composti altamente volatili e di conseguenza molto percepibili all’olfatto.

In alcune regioni, come ad esempio nella Valle della Loira dove il terreno è ricco di minerali e calcare, il Sauvignon Blanc assume delle sfumature minerali di pietra focaia e grafite. Nelle zone più calde, gli aromi erbacei e vegetali tendono ad attenuarsi a favore di quelli fruttati, come pesca, mela cotogna e frutta tropicale (ananas, litchi, frutto della passione), e floreali di ginestra, acacia, sambuco e biancospino.

Per preservare la freschezza e la complessità olfattiva tipica, si tende a affinare questi vini in acciaio e a consumarli giovani. L’affinamento in botte o barriques viene solitamente evitato perché si perde l’acidità, il gusto si fa più rotondo e i profumi si appiattiscono e vengono coperti da quelli rilasciati dal legno. Tuttavia, esistono casi in cui i risultati sono eccezionali anche con un affinamento più lungo in legno.

Da ricordare anche che il Sauvignon Blanc viene utilizzato per la produzione dei Sauternes dove viene assemblato al Sémillon: dato che quest’ultimo tende a dare vita a vini grassi e molto morbidi, il Sauvignon viene aggiunto per controbilanciare queste tendenze con la sua acidità.


Abbinamenti

Il Sauvignon Blanc è il compagno ideale di piatti a base di pesce, crostacei e formaggi freschi in particolare quelli di capra. Si accompagna bene con la cucina vegetariana come vellutate e primi piatti a base di verdure ma anche con carni bianche come pollo, tacchino e coniglio. Grazie alla sua complessità aromatica, si sposa bene anche con erbe aromatiche e cibi speziati.

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Chardonnay

CHARDONNAY

Lo Chardonnay è un vitigno internazionale a bacca bianca che ha riscosso grandissimo successo in tutto il mondo grazie alla sua capacità di adattarsi a molti differenti climi e terreni.

Origine

Lo Chardonnay è molto probabilmente nato in Borgogna, dove ancora oggi viene usato per produrre alcuni tra i vini bianchi migliori al mondo, e il suo nome deriva dall’omonimo paese che si trova nell’Haut-Mâconnais.

In passato molto spesso confuso con il Pinot Bianco, è in realtà frutto di un incrocio tra Pinot Nero e Gouais Blanc, un vitigno a bacca bianca ormai estinto che parrebbe essere l’avo di ben 80 vitigni europei. Ciò che è interessante è che il Gouais è un vitigno così mediocre che durante il Medioevo, in Europa, si è cercato addirittura di vietarne la coltivazione. Gouais, d’altronde, deriva dall’aggettivo “gou”, un termine di derisione in francese antico, che indicherebbe proprio la scarsa qualità delle uve.

Ma, con grande sorpresa, proprio la grande diversità genetica tra il nobile Pinot Nero e l’umile Gouais potrebbe essere la causa dello sviluppo dell’ottima qualità delle uve di Chardonnay.


Diffusione

L’estrema adattabilità dello Chardonnay lo ha portato a essere uno dei vitigni più coltivati nel mondo, con una superficie vitata che si aggira intorno ai 210.000 ettari.

In Francia, la sua patria di origine, è coltivato principalmente in Borgogna e in particolare in Côte d’Or, Côte de Beaune e Chablis dove, sulla famosa argilla detta “Kimmeridge”, lo Chardonnay trova uno dei suoi migliori terreni di coltivazione. Si trova anche in Champagne dove, soprattutto nella zona della Côte des Blancs, dà vini meravigliosi, eleganti e fini. Qui vengono prodotti eccezionali Blanc de Blancs da Chardonnay vinificato in purezza.

Nel mondo, il vitigno ha trovato il suo posto in tutte le maggiori regioni viticole. In Italia è coltivato praticamente ovunque: la maggiore diffusione si ha in Sicilia seguita dal Trentino dove pare sia arrivato già nel 1800 e dove viene usato per la produzione di spumanti metodo classico.

Stesso utilizzo se ne fa anche in Franciacorta e nelle Langhe, dove viene assemblato con il Pinot Nero e con altri vitigni. Scendendo la penisola, lo Chardonnay si trova pressoché in tutte le regioni dove viene impiegato per realizzare molti vini DOC e DOCG.

Negli Stati Uniti i vini più famosi provengono dal Sonoma, distretto a nord di San Francisco e dalla Napa Valley ma lo Chardonnay è coltivato anche in Oregon e nello stato di New York. Il vitigno è ampiamente diffuso anche in Canada, Argentina, Cile, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda.


Coltivazione

Lo Chardonnay è un vitigno abbastanza vigoroso e piuttosto produttivo. Tuttavia, tende a germogliare precocemente, cosa che lo espone alle gelate primaverili. Ha una buona resistenza a malattie e parassiti anche se è abbastanza sensibile alla flavescenza dorata, al mal d’esca, all’oidio e alla botrite.

In caso di piogge abbondanti e di importanti sbalzi termici durante il periodo della fioritura, può mostrare fenomeni di colatura parziale o totale e, in certi casi, di millerandage. Seppure si adatti a una miriade di terreni diversi, dà i suoi migliori risultati in suoli calcarei o ricchi di calcio, carbonato o solfato.


Note ampelografiche

Le foglie dello Chardonnay sono medie, orbicolari, intere o con accenno a cinque lobi, di colore verde cupo; il grappolo è medio, cilindro-conico, compatto e con due ali; l’acino, piccolo e sferico con una buccia sottile e pruinosa, è verde-giallo ma si tinge di un meraviglioso colore dorato in prossimità della maturazione.


Il vino – Chardonnay

Dalle uve di Chardonnay si possono ottenere vini molto differenti e non solo perché può essere prodotto in diverse tipologie (fermo, spumante, passito) ma anche perché il suo corredo aromatico viene profondamente influenzato dal clima, dal terreno in cui cresce, dalle tecniche di vinificazione e affinamento che vengono utilizzate. Per questo motivo, fare una descrizione generica del vino prodotto con uve Chardonnay diventa un’impresa piuttosto complessa.

Tendenzialmente il colore è giallo paglierino con sfumature verdoline in gioventù e giallo dorato per i vini invecchiati e affinati in legno.
Nei climi caldi, dalle sue uve si ottengono vini ricchi, con buona persistenza gustativa e sentori di frutti maturi e tropicali come ananas, mango, banana e melone. Nei paesi con climi più freschi, i vini sono più freschi e minerali, con aromi floreali di fiori bianchi (acacia) e gialli (ginestra) e fruttati di mela, limone, pera e pompelmo. Un clima temperato consente di produrre vini corposi e morbidi con profumi di frutti bianchi come pesca e agrumi.

L’alta concentrazione di zuccheri nelle uve accompagnata da un’acidità elevata, rende lo Chardonnay un vino adatto all’invecchiamento e il suo corredo aromatico neutro si sposa bene con l’affinamento in botti o barriques di legno grazie al quale acquista sentori di miele, burro, nocciole tostate, caramello e vaniglia.


Abbinamenti

Essendo molto diversi tra loro, i vini da uve Chardonnay possono essere abbinati con numerosi piatti. Molto usati per l’aperitivo, si accompagnano bene con tutto il pesce, i molluschi, le paste ripiene, i risotti alle verdure e le carni bianche magre. La buona acidità che li caratterizza, li rende perfetti in abbinamento con piatti grassi come il salmone o untosi come il fritto misto di pesce. Sempre grazie all’acidità, si accordano bene con piatti sapidi come salumi e formaggi ma anche con cibi a tendenza dolce come i crostacei.

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Malvasia

La Malvasia di Candia Aromatica

La Malvasia di Candia Aromatica fa parte della vasta famiglia delle Malvasie che comprende vitigni a bacca rossa e a bacca bianca molto diversi fra loro dal punto di vista delle caratteristiche ampelografiche.

A portare questo nome sono infatti numerosi vitigni tanto che già nel 1963 Giovanni Dalmasso, agronomo e autore di pubblicazioni di riferimento per la viticoltura italiana, scrisse: «Se dovessimo anche solo elencare tutti i vitigni che più o meno legittimamente portano il nome di malvasia – e quindi cercar di stabilire quali hanno ragione di conservare questo nome e quali no – dovremmo occupare varie pagine senza sperare di riuscire nell’intento».

Oggi, solo in Italia, sono registrate diciannove varietà differenti di Malvasia.

Origine

Il nome “Malvasia”, che accomuna così tanti vitigni diversi, sembra derivare da Monemvasia o Monovaxia, oggi un affascinante borgo nel Peloponneso, arroccato su uno sperone roccioso e affacciato sul mare, e un tempo porto strategico per il commercio di vino nel Mediterraneo. Da qui, partivano i vini greci, prodotti principalmente sull’isola di Creta – chiamata Candia durante la dominazione veneziana dal 1204 al 1669 –, alla volta dell’Europa: vini dolci, prodotti da un blend di diverse uve appassite al sole, molto apprezzati nel Vecchio Continente dove cominciarono a essere conosciuti con il nome di Malvagia o Malvasia.

L’importazione iniziò nel XIII secolo ma fu soprattutto dal 1463, anno in cui Monemvasia fu annessa alla Repubblica di Venezia, che il commercio di questi vini si espanse notevolmente in Europa e a Venezia raggiunsero una tale fama che ancora oggi vengono chiamate Malvasie le osterie dove vengono serviti vini sfusi.

Quando nel 1669 Creta (Candia) venne occupata dall’impero Ottomano, i Veneziani, per non perdere la propria egemonia commerciale, cominciarono a importare alcuni dei vitigni cretici nel nord Italia e a commissionare ai contadini locali la produzione di vini dolci, simili a quelli greci. Da qui, la moltiplicazione del nome Malvasia per designare vitigni con caratteristiche ampelografiche molto differenti.


Diffusione

La Malvasia di Candia Aromatica viene coltivata principalmente in Italia e soprattutto in Lombardia, per la produzione della Malvasia dell’Oltrepo Pavese DOC, e nelle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, dove è utilizzato per ottenere vini secchi e semidolci, nelle versioni fermo, leggermente frizzante, frizzante e passito e dove esistono tre vini malvasia DOC (Colli di Parma, Colli Piacentini e Colli di Scandiano e Canossa). Registrato ufficialmente nel Catalogo nazionale varietà di vite dal 1970, in Italia il vitigno occupa attualmente una superficie di coltivazione che si aggira sugli 890 ha.


Caratteristiche ampelografiche

La Malvasia di Candia Aromatica ha foglie medie, glabre e di un verde lucido, pentagonali e pentalobate e un grappolo medio-grande, piramidale, allungato, spargolo e con numerose ali. L’acino – caratterizzato da un deciso sapore moscato che avvicina la varietà più alla famiglia dei Moscati che a quella delle Malvasie – è giallo dorato, rotondo, con buccia spessa e pruinosa e una polpa succosa e sciolta.


Il vino – Malvasia di Candia Aromatica

La Malvasia di Candia Aromatica si presta a diverse vinificazioni: si va dai vini fermi a quelli frizzanti, da quelli secchi a quelli dolci, fino ad arrivare agli orange wines. La tipologia di vinificazione influenza il colore che può spaziare dal giallo paglierino all’ambrato.

Generalmente tutti i vini prodotti con le uve di Malvasia di Candia Aromatica sono dotati di una buona freschezza e da una sorprendente complessità aromatica. Nei vini fermi si possono percepire note di frutta bianca e gialla, agrumi, erbe aromatiche e sentori minerali mentre in quelli dolci e passiti – dove la ricchezza aromatica raggiunge il suo apice – dominano note di miele, frutta secca, caramello e sentori balsamici.


Abbinamenti

Nella versione secca la Malvasia di Candia Aromatica può accompagnare salumi – in particolare quelli della zona di Parma e Piacenza accompagnati da gnocco fritto–, primi piatti delicati a base di verdura, pesci e carni bianche ma anche verdure in pastella, torte salate alle verdure e talvolta formaggi semistagionati.

Nelle versioni dolci e passito si sposa bene con crostate di frutta bianca, dolci a base di mandorle e pasticceria secca. Il passito può essere adatto anche per formaggi stagionati ed erborinati.

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