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Autore: admin

Barbera

BARBERA

Le origini

L’origine della Barbera è ancora oggi sconosciuta. Pur supponendo che sia un vitigno piuttosto antico e che la sua terra natia sia il Piemonte, le testimonianze scritte sono pochissime e non precedenti al XVI secolo: la prima citazione conosciuta appare in un documento del 1514, conservato nei catasti di Chieri; il nome compare, poi, in una lettera del XVII secolo che si trova presso l’Archivio Comunale di Nizza Monferrato. Solo nel 1798 il vitigno Barbera viene ufficialmente riconosciuto e inserito dal Conte Nuvolone, al tempo vicedirettore della Società Agraria di Torino, nell’elenco ufficiale delle varietà coltivate in Piemonte.

Non è da escludere che la causa dell’assenza della Barbera dalle fonti più antiche sia solo da imputarsi all’uso di nomi differenti per indicarla: ad esempio, la Grisa o Grisola citata da Pier de’ Crescenzi nel «Liber Ruralium Commodorum», potrebbe essere una sotto-varietà della Barbera attuale. Tuttavia, neppure gli studi sul DNA – condotti in Piemonte all’inizio degli anni 2000 – sono stati in grado di risolvere l’enigma, non avendo trovato alcuna parentela con i vitigni autoctoni della zona.

Diffusione

Le zone storiche per la coltivazione della Barbera sono il Monferrato, l’Astigiano e le Langhe (Alba).
Partendo dal Piemonte, la Barbera ha raggiunto molte regioni italiane diventando uno dei vitigni a bacca rossa più coltivati nella Penisola insieme al Sangiovese: è piuttosto diffusa in Lombardia (soprattutto nell’Oltrepò Pavese, dove il terreno argilloso è ottimo per la sua coltivazione), sui colli Piacentini, sui colli di Parma e su quelli bolognesi.

La Barbera è riuscita a oltrepassare anche i confini nazionali grazie alla sua capacità di adattamento e alla sua acidità elevata che la rende un vitigno adatto anche ai climi più caldi. Oggi la Barbera è ampiamente diffusa in Argentina, California, Australia e Sud America.


Coltivazione

La Barbera è un vitigno a bacca rossa che si adatta bene a vari terreni, dando risultati abbastanza diversi a seconda del microclima del luogo di coltivazione. È un vitigno vigoroso e con una produttività elevata e costante, due caratteristiche che nel passato hanno spinto i vignaioli a coltivarlo anche in territori non particolarmente vocati. Per fortuna, dalla fine degli anni ‘80 si è capito che la Barbera possiede un potenziale che può esprimersi al meglio solo in alcuni ambienti e la coltivazione si è spostata perlopiù in terreni che ne esaltano le doti migliori.

La Barbera predilige climi secchi, con esposizioni soleggiate e suoli argillosi o sabbiosi. In terreni calcarei, ricchi di limo e argilla, il vino ottenuto può risultare particolarmente elegante.
Nonostante la vigoria, è poco resistente a oidio, botrite e soprattutto alla flavescenza dorata che spesso comporta la rimozione delle piante colpite. Inoltre, è molto sensibile alle gelate e alla carenza di potassio, boro e magnesio. La maturazione è mediotardiva.

La Barbera è un vitigno versatile, capace di adattarsi a diverse forme di allevamento anche se è meglio evitare quelle troppo alte che favoriscono l’aumento dell’acidità fissa, già presente in buona quantità nelle sue uve.


Caratteristiche ampelografiche

Le viti di Barbera hanno foglie medie, pentagonali e pentalobate, di colore verde scuro con nervature verdi o rosate e ricche di tomento (la peluria che ricopre la superficie). I grappoli sono di media grandezza, piramidali alati o cilindrici alati e piuttosto compatti. Gli acini – facilmente riconoscibili a fine maturazione per il loro colore blu intenso – sono medi, ellissoidali, con buccia pruinosa e sottile e polpa succosa, dolce ma lievemente acidula.


Vini Barbera

La Barbera, a causa della sua elevata acidità fissa, è stata per anni sottostimata. Oggi, con l’evoluzione dei processi di coltivazione e vinificazione, è stata ampiamente rivalutata e si assiste alla produzione di ottimi vini, eleganti e strutturati.

Le sue uve, usate sia in purezza che in assemblaggio, sono piuttosto poliedriche e danno origine a vini di diverse tipologie: spumanti, novelli, rossi giovani e frizzanti, rossi fermi di medio corpo, rossi di media longevità e grande struttura.

I vini giovani hanno un bel colore rosso rubino intenso che comincia a virare su sfumature granate nelle versioni più mature. I profumi sono floreali e fruttati, con note di ciliegia e bacche rosse che evolvono, con l’affinamento, in note più complesse, speziate e di amarena e prugna.

I vini ottenuti da Barbera, se giovani, hanno dei tannini fini che donano una certa rotondità; con l’invecchiamento questi tannini diventano più decisi, rendendo la Barbera più densa e strutturata.


Barbera in Italia

La Barbera è un vitigno mutevole in struttura, gusto e aromaticità a seconda del luogo in cui viene coltivato. In Piemonte, zona storica per la sua coltivazione, si riscontrano differenze non solo tra Barbera del Monferrato, Barbera d’Asti e Barbera d’Alba ma anche all’interno delle stesse denominazioni.

Barbera del Monferrato

Tra le tre, la Barbera del Monferrato è quella più delicata e meno strutturata. Rosso rubino intenso, ha sentori di rosa, ciliegia e prugna e una spiccata acidità.

Barbera d’Asti

La Barbera d’Asti è più morbida, maggiormente strutturata e ha un’acidità minore rispetto alle altre due. Le diversità tra sottozone sono sensibili: ad esempio, a Costigliole e Nizza il vino è di grande struttura, più sapido e con maggiore acidità mentre ad Agliano, è fine e fruttato.

Barbera d’Alba

Per la Barbera d’Alba viene fatta una distinzione tra uve raccolte alla sinistra e alla destra del Tanaro. I vini della prima zona (Roero) sono più fini e di pronta beva. I profumi sono complessi, di ribes, mora, rosa canina, ciliegia, pepe verde e vaniglia. Al gusto è piacevolmente fresco, leggermente tannico e di buona struttura. Nella seconda zona (Barolo), il vino, che richiede un affinamento più lungo per esprimersi, è pieno, asciutto e di struttura maggiore.


Vitigno Barbera

Spostandosi in Lombardia, la Barbera è ampiamente coltivata nell’Oltrepò Pavese dove viene usata nella percentuale dell’85% per la DOC Oltrepò Pavese Barbera, un vino vivace o frizzante, rosso rubino con sfumature violacee e una spuma compatta. Il suo profumo è fruttato – con sentori di fragole, lamponi e more – floreale e vinoso. In bocca è fresco, vivace, ben strutturato e abbastanza persistente.

A Piacenza, la Barbera non viene utilizzata solo per la DOC Colli Piacentini Barbera, ma anche in assemblaggio con la Croatina per la produzione del Gutturnio, un vino che in gioventù è fruttato e di pronta beva mentre con l’invecchiamento acquista maggiore struttura e profumi più complessi. Infine, sui Colli di Parma e di Bologna la Barbera è usata sia per la produzione di vini gradevoli, freschi e profumati che di vini invecchiati con maggiori doti di struttura e complessità.

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Syrah

SYRAH

L’origine del vitigno Syrah

Per iniziare con un tocco di mistero, sarebbe bello poter raccontare una delle leggende che sono circolate fino a una ventina di anni fa sull’origine della Syrah.

Si potrebbe narrare che sia arrivata dalla lontana Shiraz, città persiana che ora si trova in Iran. O che il suo nome derivi da Siracusa, dove sarebbe approdata dall’Egitto grazie ai romani. O ancora, trasportata dai Focei nella loro colonia Massalia (Marsiglia) e poi chissà come trasferita nella Valle del Rodano.

Peccato che, nell’ultimo anno del secolo scorso, la scienza sia arrivata a controvertere tutte queste teorie e a dare una spiegazione forse meno esotica: nel 1999, le analisi sul DNA condotte dall’Università della California Davis e dall’Istituto nazionale di agronomia di Montpellier hanno dimostrato che è un incrocio tra Dureza – antico vitigno dell’Ardèche imparentato con il Pinot Nero – e Mondeuse Blanche – un vitigno della Savoia parente del Viognier.

E l’incontro fra i due sarebbe molto probabilmente avvenuto lungo le rive del fiume Rodano, là dove ancora oggi la Syrah è uno dei vitigni più coltivati e dove dà alcuni dei suoi prodotti migliori.

Diffusione

La Syrah è un vitigno internazionale, oggi il sesto più coltivato al mondo con 190.000 ettari di superficie vitata. Il maggiore coltivatore è la Francia con 64.000 ettari, seguita dall’Australia – Paese dove è stato importato nel 1832 – con 40.000 ettari. In totale sono trentuno i paesi dove si può trovare questo vitigno, tra cui il Sudafrica, il Cile, la Nuova Zelanda, la California, l’Italia e addirittura il Canton Vallese.

In Italia è prevalentemente coltivato in Sicilia, dove il clima garantisce una maturazione fenolica ottimale, e in Toscana, specialmente nella zona di Cortona, dove il terreno ricco di argilla e marna e l’influsso termico del Lago Trasimeno creano condizioni di coltivazione ideali.


Syrah o Shiraz?

Syrah e Shiraz sono due nomi che indicano il medesimo vitigno. Banalizzando, si può dire che Syrah è il nome francese mentre Shiraz è il nome che viene utilizzato in Australia dalla fine degli anni ’80, dopo che il precedente nome Hermitage è stato abolito a causa della sua omonimia con la DOC francese.

Approfondendo la questione, pare che i due nomi siano diventati rappresentativi dei differenti stili enologici dei due Paesi: in Francia, nella Valle del Rodano, il clima fresco permette di ottenere dei vini più leggeri e fini mentre in Australia il clima più caldovini più morbidi e corposi. Seguendo questa distinzione, alcuni produttori di altri Paesi hanno scelto un nome piuttosto che l’altro per indicare il proprio stile. Tuttavia, una regola fissa non esiste.


Note agronomiche

Pur essendo tra i più coltivati al mondo, la Syrah è un vitigno abbastanza delicato, sensibile a stress idrico e clorosi ferrica. Ha bisogno di molte ore di sole è ha tendenzialmente una maturazione media. Le condizioni ottimali di coltivazione prevedono dei terreni fini e ben drenati, protetti dal vento e con un’esposizione buona ma che garantisca di evitare il calore eccessivo. I suoli migliori per la Syrah sono quelli scistosi e granitici, dove la sua tendenza alla sovraproduzione (e conseguente peggioramento di qualità) viene ridotta, ma cresce bene anche su quelli argillosi-silicei.


Caratteristiche ampelografiche

Il vitigno Syrah ha foglie di un verde opaco, medie o grandi, pentagonali e pentalobate o trilobate. I grappoli sono medi, cilindrici, compatti o spargoli, talvolta alati.

Gli acini, di un intenso nero bluastro, sono medio-piccoli, ovoidali, con buccia pruinosa e poco consistente. Una caratteristica distintiva sono i lunghi rami che spesso vengono legati o tagliati corti per evitare che la pianta venga rovinata dal vento.


Syrah – I vini

Non è semplice indicare delle caratteristiche universali per tutti i vini prodotti con Syrah perché, come sempre, il clima, i terreni e le tecniche vitivinicole influenzano l’evoluzione delle sue uve, generando risultati molto differenti.

Generalmente i profumi sono floreali (violetta), fruttati (frutti neri e rossi: mirtillo, lampone, more), e speziati (pepe nero, anice, liquirizia). Con l’affinamento questi aromi possono lasciare spazio ad altri più complessi (caffè, cioccolato, tabacco, goudron e caramello).

I vini rossi ottenuti dalla Syrah si riconoscono per il loro colore intenso e profondo con marcate sfumature violacee in gioventù, che si evolvono in granato con l’invecchiamento. Solitamente robusti, corposi e dotati di una importante persistenza gusto-olfattiva, hanno un’acidità poco marcata e una buona struttura tannica che li rende adatti all’invecchiamento (soprattutto nelle zone più fresche).

La Syrah è piuttosto versatile e si presta alla vinificazione in purezza ma anche in uvaggio con altri vitigni e può essere usata anche per la produzione di vini rosati, piacevolmente fruttati e di buona finezza.


Abbinamenti

Le marcate differenze dei vini prodotti con Syrah, apre le porte a innumerevoli abbinamenti ed è sempre bene fare una valutazione del singolo vino prima di decidere un menu. In linea di massima, si accompagna bene con carni rosse, selvaggina e carni grigliate. La morbidezza lo rende adatto anche per i formaggi stagionati e, grazie alla sua struttura e aromaticità, è in grado di sostenere il confronto con sapori forti e speziati.


P.S. Se per tutto l’articolo vi siete chiesti se si dica “la Syrah” o “il Syrah“, vi basti sapere che in francese è un nome femminile. La spiegazione del perché è un mistero…

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Pinot Nero

PINOT NERO

Il Pinot Nero è un vitigno internazionale a bacca nera che viene vinificato, oltre che in rosso, anche in bianco per la produzione di vini spumanti metodo classico. Delicato e piuttosto esigente, ha una capacità di adattamento molto inferiore rispetto ad altri vitigni internazionali ma, laddove trova le condizioni ottimali per la sua crescita, è in grado di dare vita ad alcuni dei migliori vini al mondo.

Origine

L’origine del Pinot Nero è antichissima. Si ipotizza che fosse coltivato in Borgogna già duemila anni fa e che quando i Romani invasero la Gallia, il vitigno fosse già presente nella zona. Nel I secolo d.C., lo scrittore di agronomia Columella descrisse nel suo «De Rustica» un vitigno che potrebbe essere identificato come Pinot Nero.

Tuttavia, in mancanza di ulteriori testimonianze, fino ad oggi non si è potuto dimostrare con certezza la sua esistenza in Borgogna in epoca romana. Gli studi genetici condotti dall’INRA di Montpellier hanno comunque svelato che il Pinot Nero è l’antenato di numerosi vitigni tra i quali anche la Syrah, lo Chardonnay e il Gamay, cosa che confermerebbe la sua preesitenza a questi e la sua antica origine.

Durante il Medioevo la continuità nella coltivazione del Pinot Nero in Borgogna fu garantita dall’opera dei monaci circestensi e benedettini che lo usavano per produrre il vino per la messa e, nei secoli, raggiunse una tale fortuna che, nel 1395, il duca di Borgogna Filippo II arrivò a bandire la coltivazione del Gamay a favore di quella del Pinot Nero. Proprio dal XIV secolo il vitigno cominciò ad essere chiamato Pynos e poi Pinot, nome che deriva probabilmente da “pigna” e che rimanda alla conformazione allungata e compatta del suo grappolo.


Diffusione

Nonostante il Pinot Nero non sia un vitigno semplice da coltivare, è riuscito a diffondersi nella maggior parte delle regioni viticole del mondo. Nella sua terra d’origine, la Francia, occupa 32.000 ettari e, oltre che in Borgogna, si trova nello Champagne, dove viene vinificato in bianco, e in Alsazia. La zona di maggiore produzione e anche la più popolare è indubbiamente la Côte d’Or.

In Germania, dove è conosciuto con il nome di Spätburgunder, è il vitigno a bacca rossa più coltivato in assoluto con 11.700 ettari di superficie coltivata.

In Italia ha trovato le sue condizioni ideali nelle regioni del nord: Trentino, Oltrepò Pavese e Franciacorta, dove viene principalmente vinificato in bianco per la produzione di vini spumante.

Negli Stati Uniti il Pinot Nero ha avuto un autentico boom nel 2004 grazie al film Sideways: infatti nella pellicola, uno dei due protagonisti è appassionato di Pinot Nero e ne parla a più riprese. Attualmente la maggiore diffusione si è raggiunta in Oregon ma è in California, e soprattutto nella Central Coast dove l’oceano aiuta a mantenere fresco il vigneto durante la notte, che si ottengono i vini da Pinot Nero migliori.

In Australia, dove si credeva che il clima fosse troppo caldo per il Pinot Nero, si è scoperto a sorpresa che nelle regioni delle Adelaide Hills e della Yarra Valley si possono ottenere ottimi risultati.

In Nuova Zelanda ha trovato il suo clima ideale nelle regioni più fresche (Wairarapa, Marlborough, Nelson, North Canterbury e Central Otago) e, nonostante le prime produzioni commerciali siano relativamente recenti, alcuni vini stanno trovando un buon riscontro anche nel mercato estero.

Il Pinot Nero è abbastanza diffuso anche in Argentina, Cile, Sudafrica e Spagna.


Coltivazione

Il Pinot Nero è un vitigno delicato che necessita di moltissime cure: la compattezza del grappolo e la buccia sottile favoriscono la proliferazione di malattie e marciumi; inoltre, germoglia precocemente e quindi è particolarmente sensibile alle gelate primaverili. Per raggiungere buoni risultati ha necessità di un clima temperato perché il freddo eccessivo non consente la piena maturazione e, viceversa, il caldo tende a far sovramaturare le uve che perdono le loro note fruttate e la loro freschezza.

Il vitigno predilige i suoli calcarei mentre quelli argillosi, trattenendo l’umidità, possono favorire il millerandage e la colatura nel periodo della fioritura.


Note ampelografiche

L’aspetto del Pinot Nero è abbastanza vario: ne esistono molti biotipi che si diversificano nella forma della foglia e nella grandezza e forma del grappolo. Il biotipo più diffuso in Borgogna ha una foglia media, tonda e a tre lobi di colore verde scuro. Il grappolo è piccolo, compatto, di forma cilindrica e alato. L’acino è medio-piccolo con una sottile e pruinosa buccia nero-violacea e una polpa succosa, non colorata e dal sapore semplice.


Il vino – Pinot Nero

Il Pinot Nero ha un’incredibile capacità di assorbire il carattere del terroir e di restituirlo con forza nei vini: per questo motivo, le sue espressioni possono essere molteplici. Il vitigno viene usato per la produzione sia di vini rossi che di bianchi, in particolare di spumanti metodo classico.

I vini rossi, principalmente prodotti con Pinot Nero vinificato in purezza, possono essere consumati giovani ma in taluni casi possono anche dimostrarsi piuttosto longevi. Caratteristiche tipiche di questi vini sono la scarsa colorazione, dovuta alla ridotta quantità di antociani nelle uve, e la trasparenza. Il colore è rosso rubino brillante nei vini più giovani e vira verso sfumature granate o addirittura aranciate con l’invecchiamento.

Al naso, il Pinot Nero offre una notevole complessità aromatica con sentori fruttati di ciliegia, ribes, lampone, fragola e floreali di violetta, ai quali si aggiungono, con la maturazione, profumi di sottobosco, funghi, cuoio e pellame. Nelle zone più fredde si possono percepire anche note erbacee o vegetali come foglia di pomodoro o menta. L’affinamento in legno può regalare aromi speziati e tostati anche se è necessario evitare che questi vadano a coprire gli aromi varietali delicati del Pinot Nero, escludendo l’uso di botti nuove o molto tostate e riducendo la permanenza del vino nel legno.

Al gusto il Pinot Nero è solitamente caratterizzato da una bassa tannicità, da un calore alcolico elevato e da una buona acidità che è sempre presente ma di intensità variabile a seconda della zona in cui il vino viene prodotto. Negli spumanti, il Pinot Nero contribuisce a intensificare il colore, donando brillanti sfumature giallo dorate, e a conferire struttura e una delicata nota aromatica di frutta rossa.


Abbinamenti

Considerati i pochi tannini, l’acidità marcata e il grado alcolico elevato, il Pinot Nero vinificato in rosso si accompagna bene a carni bianche, a selvaggina o carni rosse non troppo succulente, a funghi, primi piatti a base di carne e anche a pesci come salmone, tonno o pesce spada alla griglia o alla brace.

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Cabernet Sauvignon

CABERNET SAUVIGNON

Se si considera che è resistente, vigoroso e in grado di dare vini ricchi, complessi e di grande struttura, non può certo sorprendere che il Cabernet Sauvignon sia così popolare. La sua grande adattabilità a terreni e climi diversi lo ha portato a essere un vitigno internazionale che oggi viene coltivato in tutte le più importanti zone viticole del mondo.

Origine

La credenza che il Cabernet Sauvignon sia un vitigno antico è stata smentita nel 1996 dagli studi effettuati dall’Università di Davis (California) sul suo DNA: i ricercatori sono riusciti a dimostrare che è frutto di un incrocio spontaneo tra un vitigno a bacca bianca, il Sauvignon Blanc, e uno a bacca rossa, il Cabernet Franc, e hanno ipotizzato che il fortunato incontro abbia avuto luogo nel diciassettesimo secolo in Gironda.

D’altronde, sembrano confermare questa teoria anche le prime testimonianze scritte che risalgono a non prima del diciottesimo secolo: in queste, il vitigno viene ancora citato come Petite Vidure, un nome che viene tuttora usato in alcune zone del bordolese e che fa probabilmente riferimento alla durezza del Cabernet Sauvignon (vigne dure).


Diffusione

Con più di 330.000 ettari di superficie vitata, il Cabernet Sauvignon è l’uva da vino più coltivata del mondo.

Nella sua terra d’origine, la Francia, occupa 48.000 ettari e si trova principalmente nella regione del Bordeaux, e in particolare nelle Graves e nel Médoc, dove viene solitamente assemblato con il Merlot. È piuttosto diffuso anche in Languedoc-Roussillon, Provenza e Valle della Loira.

In Italia, seppure non sia tra i vitigni più coltivati, ha trovato le condizioni ottimali in Toscana, Friuli Venezia-Giulia, Trentino, Emilia-Romagna e Sicilia, dando vita a vini di qualità elevata, soprattutto in assemblaggio.

In California, il Cabernet Sauvignon ha cominciato a essere piantato massivamente dagli anni Sessanta, arrivando a occupare più di 36.000 ettari. Anche nello Stato di Washington è diventata la varietà a bacca nera più coltivata negli ultimi anni.

Il Cabernet Sauvignon è diffuso anche in Spagna, soprattutto nella regione catalana di Penedès dove viene assemblato con il Tempranillo, in Sud America (Cile, Argentina, Bolivia, Perù e Uruguay), Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica. Negli ultimi anni il vitigno ha raggiunto la Cina, diventando il terzo più coltivato del paese.


Coltivazione

Il grande successo del Cabernet Sauvignon è da attribuirsi, oltre che alla ricchezza delle sue uve in grado di dare vini eccezionali, anche alla sua semplicità di coltivazione e alla sua resistenza: innanzitutto, il vitigno germoglia tardivamente e ciò consente una protezione contro le gelate primaverili; inoltre, nonostante maturi tardi, i suoi acini hanno una buccia molto spessa che li preserva da muffe e marciumi causate dalle piogge autunnali.

Si adatta bene a numerosi terreni ma predilige suoli caldi, ghiaiosi e ben drenati e climi asciutti e ventilati. Su terreni troppo fertili e umidi tende a lignificare male e, a causa della sua maturazione tardiva, non è adatto ai climi troppo freddi.


Note ampelografiche

Le foglie del Cabernet Sauvignon sono di media grandezza, pentagonali e pentalobate. I grappoli sono medio-piccoli, cilindrico-piramidali, oblunghi, mediamente compatti e con un’ala evidente. I suoi acini di colore blu-nero, medio-piccoli, sub-rotondi e con buccia spessa e pruinosa. La polpa è abbastanza carnosa e con un sentore lievemente erbaceo.


Il vino – Cabernet Sauvignon

Le uve del Cabernet Sauvignon si caratterizzano per una buona acidità e un’alta quantità di tannini che predispongono a lunghi invecchiamenti e consentono di ottenere vini complessi, corposi e di grande struttura.

Il vino prodotto con Cabernet Sauvignon è rosso rubino intenso con sfumature violacee, quasi blu. In gioventù gli aromi varietali sono più evidenti, con note di frutti neri e rossi come mirtillo, ribes, mora e floreali, in particolare di violetta. Spesso si può percepire anche un sentore erbaceo di peperone verde – un carattere ereditato dal Cabernet Franc – che si fa più marcato in caso di rese troppo alte o di scarsa maturazione.

Con l’invecchiamento i profumi si fanno più complessi, conservando le note fruttate ma arricchendosi di sentori di spezie, cedro, muschio, tabacco e, in alcune zone particolarmente vocate, di grafite.

Il Cabernet Sauvignon è comunque un vitigno duttile che dona ai vini espressioni molto differenti a seconda del terreno e del clima in cui viene coltivato. Nella sola regione del Bordeaux, i vini da Cabernet Sauvignon possono avere caratteri molto diversi: nelle AOC Saint-Estèphe e Pessac-Léognan emerge una nota minerale, a Margaux prevale la violetta, a Pauillac la grafite e a Saint-Julien il cedro e il sigaro.

In Toscana si caratterizza per i sentori fruttati di ciliegia matura e mirtillo mentre a Constantia, in Sudafrica, sfuma in note erbacee e mentolate.
Va sottolineato che il Cabernet Sauvignon, a causa della sua acidità e potente tannicità, tendenzialmente viene vinificato in purezza solo nei paesi più caldi dove le uve, raggiungendo la piena maturazione, sviluppano più zuccheri e morbidezza.

Dove il clima è più fresco, è spesso usato in assemblaggio con Merlot o altri vini e quindi le caratteristiche del prodotto finale, oltre a essere influenzate da terreno, clima e tecniche di vinificazione, dipenderanno ovviamente anche dalla composizione della cuvée.


Abbinamenti

Le infinite declinazioni del Cabernet Sauvignon lo rendono adatto ad accompagnare numerosi piatti.
Nei vini giovani, i tannini pronunciati possono essere controbilanciati da piatti succulenti come carni rosse alla brace, brasati e selvaggina.

I vini più maturi, dove i tannini si sono ammorbiditi, si accompagnano bene con pietanze saporite, formaggi stagionati o erborinati, funghi e tartufo. In alcune sue declinazioni, il Cabernet Sauvignon si abbina bene al cioccolato fondente.

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