bicchiere di malvasia con grappolo d'uva su una botte in legno

Malvasia o Malvasie?

Ipotizzate di chiedere a un parmense, a un brindisino e a un friulano di disegnarvi un grappolo di malvasia.
Sotto ai vostri occhi stupefatti vedrete delinearsi una piramide con acini giallo dorati, un cono a bacca nero violacea e, infine, un cilindro con acini verde giallognoli.

Che cosa è successo? Vi state chiedendo se i tre abbiano bevuto troppa Malvasia (e in questo caso, per confondervi ulteriormente le idee, non stiamo parlando di uva ma di vino)? Ebbene no, ognuno di loro sta semplicemente descrivendo uno dei tanti vitigni che in Italia viene chiamato malvasia. Il parmense si riferisce alla Malvasia di Candia Aromatica, il brindisino alla Malvasia nera di Brindisi e il friulano alla Malvasia Istriana.

A portare questo nome sono, infatti, numerosi vitigni, ben oltre i tre sopracitati, tanto che già nel 1963 Giovanni Dalmasso, agronomo e autore di pubblicazioni di riferimento per la viticoltura italiana, scriveva:

«Se dovessimo anche solo elencare tutti i vitigni che più o meno legittimamente portano il nome di malvasia – e quindi cercar di stabilire quali hanno ragione di conservare questo nome e quali no – dovremmo occupare varie pagine senza sperare di riuscire nell’intento».

Giovanni Dalmasso

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